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ATTIVITA’ FISICA

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QUALE FARE ?

L’attività fisica DEVE essere adeguata per intensità e durata alle capacità personali di ciascuno tenendo conto dell’età e dello stato di forma della persona in questione. Chi non è un’atleta e non è abituato a fare tanta attività fisica dovrebbe porsi l’obiettivo di arrivare a fare esercizio fisico per 45 minuti continuativi almeno 4 volte alla settimana. Il tipo di esercizio può variare in base alle preferenze personali, ma è importante che ci sia dell’attività aerobica. L’attività aerobica più salutare per l’essere umano è C A M M I N A R E ! ! !

Tutti dovrebbero camminare! Atleti e poltroni. Camminare eretti su due piedi è il comportamento per eccellenza che si associa ad una corteccia frontale sviluppata (cioè ad un cervello che funziona bene). L’essere umano è l’animale con la corteccia frontale più sviluppata di tutti gli esseri viventi. Di conseguenza si può dire che la capacità di camminare su due piedi, eretti, si associa ad un cervello che funziona bene. Questa è senz’altro una delle caratteristiche più importanti di ciò che ci rende umani.

Camminare non costa niente, se non magari un po’ di fatica, si può fare ovunque e non richiede nessuna attrezzatura particolare.

Chi non fosse in grado di camminare può nuotare. Nuotare è un ottimo esercizio fisico perché è un esercizio completo. Interessa gambe, braccia, respirazione e sistema cardiocircolatorio. Se fosse possibile associare le camminate alle nuotate si otterrebbe un’ottima attività fisica, forse addirittura la migliore!

Per i meno giovani e anche importante mantenere un buon tono muscolare. Col passare degli anni diventa più difficile aumentare la massa muscolare per cui è importante arrivare all’anzianità (qualsiasi sia quell’età) con una buona massa muscolare.

Non tutti i muscoli che dobbiamo allenare sono in bella mostra, infatti proprio i due muscoli più importanti del nostro corpo non si vedono. Questi sono il cuore e il diaframma, che non si vedono. Tutti sappiamo cos’è il cuore, ma forse non tutti ricordiamo che il diaframma è il muscolo principale della respirazione. Quando il diaframma non è allenato si stanca facilmente e quindi non riesce a sostenere alcun tipo di attività. Si può arrivare al punto che alzarsi da una sedia per andare in bagno ci lascia senza fiato e questo vuol dire che si è creato un deficit di ossigeno al cervello. Quando l’ossigeno che arriva al cervello non è sufficiente per sostenere tutto le attività che dovrebbe sostenere, comincia a “spegnere” le parti non necessarie alla sopravvivenza. Spesso non ci rendiamo conto che i processi cognitivi della corteccia frontale, cioè quella parte del cervello che ci rende diversi dalle bestie, non è necessaria alla sopravvivenza immediata. Tutto questo vuol dire che nella maggior parte dei casi la degenerazione cerebrale che porta alla demenza senile è spesso anche associata ad una diminuita ossigenazione del cervello.

Vediamo nel dettaglio cosa succede di solito in una persona fuori forma: al minimo sforzo l’interessato comincia a cercare di fare delle respirazioni profonde, il diaframma si stanca subito e non è in grado di supportare questa attività, cioé non ce la fa a fare espandere i polmoni. Intervengono quindi i muscoli della respirazione accessori che però sono solo in grado di supportare respirazioni poco profonde, il che vuol dire che non c’è un grande scambio di aria nei polmoni e quindi il sangue non si ossigena bene. L’ossigeno è destinato a tutto il corpo, tuttavia la struttura più sensibile alla carenza di ossigeno è il cervello.

Sappiamo tutti che bastano pochi minuti di mancanza di apporto di ossigeno al cervello per avere dei danni permanenti. Ovviamente nel caso di un diaframma poco allenato non avremo un danno permanente al cervello in pochi minuti, ma nel corso di mesi e anni sì. L’ossigeno viene “mandato” nelle zone più importanti “al momento” e le altre soffrono. Mesi e anni di sofferenza causano danni importanti al cervello. Un diaframma allenato previene tutto questo e ci permette di fare arrivare l’adeguata quantità di ossigeno al cervello anche sotto sforzo.

Un altro aspetto molto importante di cui si sta parlando molto negli ultimi anni e l’acidità del nostro corpo. E’ risaputo che se il corpo diventa acido è meno resistente agli agenti patogeni, cioè si ammala più facilmente, addirittura ci sono studi che collegano il ph del nostro corpo con squilibri e malattie importanti sia neurologiche che organiche e psichiatriche. E’ un dato di fatto che una situazione fisiologica con un ph del sangue lontano dai suoi valori ottimali possa portare il corpo addirittura alla situazione di coma.

Senza entrare troppo nel dettaglio ritengo importante sottolineare che l’attività anaerobica fa diventare il nostro corpo più acido. Attività anaerobica vuol dire che il nostro corpo non riesce ad utilizzare il sistema energetico che usa l’ossigeno per produrre energia e quindi usa altri sistemi. Questo gli dà il vantaggio di produrre energia più velocemente ma “produce” acidità. Quindi, ricapitolando, tutte le volte che facciamo uno sforzo e ci viene il respiro molto corto e affannato stiamo producendo acidità. Qualcuno potrebbe pensare: “allora è meglio starsene seduti in poltrona!”

La vita di tutti i giorni suggerisce il contrario anche perché si rischia di arrivare al punto che, anche solo alzarsi dalla poltrona fa venire il fiatone! Se siamo in grado di respirare meglio la stessa attività diventa più “aerobica“, il nostro corpo non diventa acido e il cervello riceve tutto l’ossigeno di cui ha bisogno. Per essere completi ci tengo a dire che il problema non è fare attività anaerobica ma non fare attività aerobica. Se facciamo 4 ore di attività aerobica alla settimana, possibilmente controllata con un cardiofrequenzimetro (costo inferiore ai 20 euro), possiamo fare tutta l’attività anaerobica che vogliamo senza problemi.

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